I Red Riot, istruzioni per emergere

Il percorso per una band emergente è sempre arduo e difficoltoso e inevitabilmente costringe la passione e l’entusiasmo di chi ne fa parte, a fare i conti con la realtà dei nostri tempi, le difficoltà nel trovare spazio e visibilità e l’indifferenza del pubblico. Se la strada è difficile per tutti, sicuramente vivere ed iniziare il proprio percorso al di fuori dei giri che contano, magari nella profonda periferia del Sud Italia, rende il viaggio ancora più problematico. Per questo il caso di una band come i Red Riot che nel corso degli anni sta scrivendo le proprie coordinate di carriera nell’universo rock metal italico con dedizione e crescita progressiva, è ancora più emblematico e sorprendente. Nati qualche anno fa in Provincia di Salerno, la band che fonde nel proprio sound sleaze e thrash in maniera personale, ha saputo mettere sapientemente un piede dopo l’altro in un percorso di crescita razionale e costante.

Dal primo ep uscito due anni fa a marchio Volcano, la band è passata per numerose partecipazioni a festival nazionali, un tour di dieci concerti in Europa e tanta gavetta, fino a pubblicare quest’anno, ancora attraverso Volcano Records, il nuovo disco appena presentato con ottimo riscontro sul prestigioso palco del Legend Club a Milano. Partiamo dall’inizio e scopriamo di più su questa giovane e promettente band.

1. Ragazzi, benvenuti sulle pagine virtuali di Next Rock Generation. Partiamo dagli inizi. Chi sono e come nascono i Red Riot?

Ciao ragazzi! I ReDRioT sono 5 semplici ragazzi che vogliono dire la loro attraverso la musica! Siamo nati da un’iniziativa di Lexy e JJ, rispettivamente bassista e chitarrista, a cui poi si sono uniti Max Power alla chitarra solista e Beer alla batteria. Dopo un anno con Ozy Jack alla voce, si è unito alla band Fred Riot e successivamente, a Settembre 2016, Scar ha sostituito dietro le pelli Beer.

2. Come siete passati dall’essere una promettente band della scena campana, con tanti live fatti tra Napoli e Salerno, ad iniziare ad interessare pubblico ed addetti ai lavori in tutta Italia?

Prima di tutto lavorando, non lasciando nulla al caso, provando tantissimo, riascoltandoci e cambiando ciò che non ci convinceva: se un lavoro non piace a noi non vediamo come potrebbe convincere gli altri. Abbiamo poi conosciuto persone fantastiche che hanno creduto e credono ancora oggi nella potenza della musica come arte che però deve far i conti, restando arte, col mercato. Dal nostro manager Vincenzo Curcio, ad Alessandro e Guido della Volcano Records con la quale abbiamo lavorato e stiamo lavorando tutt’ora, abbiamo imparato come gestirci fuori dal palco, a capire come funzionasse oggi la musica e tutto ciò che ruota intorno ad essa, fermo restando che secondo noi la prima cosa per suscitare interesse è scrivere belle canzoni.

3. Avete pubblicato un ep qualche anno fa come esordio assoluto. Che cosa ha rappresentato quel primo lavoro e cosa vi ha portato?

Fight per noi ha significato catapultarsi in un mondo tutto da scoprire: i primi studi di registrazione, le prime riflessioni sulla strategia migliore per la pubblicazione, ci ha portato a pianificare in maniera ottimale un tour o un singolo live: ci ha fatto rendere conto di come ci sia un lavoro davvero enorme dietro una pubblicazione, che sia di un EP o di un album, e di come bisogna essere attenti ad ogni passaggio per ottenere il massimo risultato possibile! Ci ha preparato poi al grande passo che per noi è Seek! Kill! Burn!

4. Siete poi stati in tour in Europa per dieci concerti nel 2017. Raccontateci di più su quest’esperienza.

Quel tour ci è piaciuto talmente tanto che abbiamo scritto una canzone d’amore per il sedicente tour manager e la sua agenzia, si chiama Rippin’ Money ed è la quarta traccia dell’ album! Al di la della pochissima serietà di questa persona, l’esperienza di un tour del genere è stata fantastica: 11 giorni in furgone, visitando città diverse in Stati diversi, assaporando cosa sia la vita on the road e potendo capire quello che i nostri idoli hanno detto nelle interviste significa toccare con mano cosa significhi essere musicista: per noi il live è sacro e il tour è il rituale senza sosta che ti avvicina alla vera essenza del rock n’ roll. Abbiamo potuto vedere quanta voglia di metal e rock abbiano i Paesi dell’Est Europa, in Repubblica Ceca ci sono stati addirittura feriti nel pogo! Forse hanno voluto ascoltare troppo presto il nostro incitamento a combattere! Abbiamo conosciuto persone fantastiche, abbiamo macinato chilometri e abbiamo scaricato tutta la nostra energia ogni sera, per 9 sere in 10 dieci giorni, ricevendo sempre quel magnifico feedback che si chiama emozione, condivisione. Il tour, senza mezze misure, ci ha reso più uniti, ci ha fatto capire davvero molto, ci ha reso davvero una band!

5. Il nuovo disco è sicuramente un lavoro più maturo dell’ep. Come avete organizzato la scrittura e la produzione del nuovo album?

E’ più maturo nella consapevolezza di noi stessi come musicisti, nella consapevolezza del sound e nell’organicità che ogni pezzo, secondo noi, doveva avere! La scrittura è in primo luogo sempre molto naturale, e poi viene affinata suonando, riascoltando e cambiando ciò che c’è da cambiare. Ovviamente ognuno porta la propria idea, il proprio riff o una bozza di canzone già scritta, che poi viene “distorta” e diventa un prodotto ReDRioT, e non solo la canzone di un singolo componente! Ci sono pezzi che vengono rimaneggiati qualche volta, o pezzi come WhoWe Are che escono in mezz’ ora semplicemente lasciando fluire l’istinto aiutato da qualche linea guida! Alla fine la resa deve essere convincente, coerente e soprattutto deve lasciar trasparire ciò che siamo noi come band, ciò che vogliamo rappresentare: questo è ciò che fa la nostra identità, che è la cosa più importante secondo noi sia nella scrittura che nella produzione. Abbiamo ascoltato fino allo sfinimento l’ album nella ricerca del sound, arrivando semplicemente a riprodurre ciò che vogliamo sia il nostro suono live, con la potenza e al pulizia ovviamente che una registrazione studio permette di avere. Non ci siamo dati limiti, abbiamo provato e riprovato, ma il suono della propria testata collaudata live dopo live è quello che ci sembrava più convincente, e così è stato! Speriamo che nel disco si possa ascoltare la grinta e le valvole che ruggiscono, perché era quello il nostro obiettivo nella produzione!

6. Di recente avete suonato sul prestigioso palco del Legend a Milano. Che emozione è stata suonare nel tempio del rock e del metal indipendente italiano?

E’ prima di tutto molto buffo pensare che due anni prima il Legend lo si poteva vedere solo come un locale che esclusivamente da spettatore potevi calcare, senza possibilità di capire cosa si provasse davvero a stare sul palco. Due anni dopo ti ritrovi a calcare quel palco, in apertura ad un mostro sacro dello sleaze moderno qual è Thomas Silver, e capisci che la costanza, la perseveranza e il lavoro pagano, danno soddisfazioni e alimentano un sogno che si costruisce giorno per giorno! E’ stata un’ emozione fantastica, il palco era enorme, l’ atmosfera era giusta e già la sola possibilità di salirci è stata la conferma di un percorso e una grande soddisfazione: condividere e calcare lo stesso palco di chi ti ha influenzato e continua a farlo. Indescrivibile, davvero.

7. Il nuovo disco è uscito da qualche giorno e avete già annunciato un po’ di concerti. Che programmi avete per il 2019?

Abbiamo 4 date fissate a Roma, Firenze, Avellino e Frosinone, ma non abbiamo intenzione assolutamente di fermarci! Il 2019 sarà un anno pieno di live, e, si spera, di aperture importanti e che diano soddisfazione! Il programma è quello di farci conoscere, di riuscire ad arrivare a più gente possibile, di poter dare qualcosa a questa gente, di poterle migliorare una giornata, di poterle dare speranza per migliorare e migliorarsi e, soprattutto, il programma è quello di fare quello che più ci piace: suonare, suonare e ancora suonare on the road! Vedremo!

8. Per concludere, chiediamo sempre alle band ospiti di dare un consiglio ai ragazzi che iniziano o stanno per iniziare il loro viaggio nella musica originale. Tre consigli dai Red Riot alle nuove band?

1. Chiudetevi in sala prove senza distrazioni e lavorate su di voi, sul vostro sound e la vostra identità: a nessuno interessa che sappiate fare assoli a 300bpm, se poi non avete nulla da raccontare e non riuscite ad essere memorizzabili e fortemente identificabili. Siate voi stessi e capite come poterlo mettere in musica, e avrete fatto da parte vostra il grosso del lavoro, si tratta poi di provare e riprovare affinandovi e affiatandovi.

2. Scegliete gente competente, professionale e che è sulla vostra stessa lunghezza d’onda, dall’ etichetta al manager: saranno loro a darvi consigli e potranno sicuramente farvi crescere rapidamente

3. Supportate la scena locale, suonate e andate ai concerti, informatevi e non pensate che tutto scenda da cielo come per magia: siate voi i protagonisti e non aspettatevi nulla da nessuno, perché nessuno oltre voi sa quello che davvero volete. Suonate tanto, promuovetevi e soprattutto siate credibili, respirate l’atmosfera che vi circonda senza essere passivi, ma costruendovi e costruendo giorno per giorno il vostro futuro!

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