Gli Hence di ritorno dal tour. Suonare in Italia è una missione impossibile?

Una band navigata che dalla provincia emiliana, ha imbastito le coordinate per un progetto ben strutturato e calibrato in maniera consapevole, in cui l’alternative rock più moderno si delinea su di un background di dark wave ed indie nella sua forma più internazionale. Questo è in estrema sintesi il messaggio degli Hence, gruppo fresco della pubblicazione di un nuovo lavoro a marchio Volcano Records e recentemente impegnato in un tour di concerti in giro per la Penisola.

  1. Benvenuti sulle pagine virtuali di Next Rock Generation. Partiamo dagli Hence, come nasce la band e la scelta di condividere questo percorso musicale ed umano?

Per noi è un piacere essere qui. Il progetto Hence è in piedi ormai da un paio d’anni, ma per arrivare alla nostra identità attuale, è stata fondamentale la formazione musicale precedente di ognuno di noi. Inizialmente io (parla il batterista Francesco ndr) suonavo con Filippo (chitarra) e Matteo (basso) in una band chiamata Wheresmyplanet. Le nostre influenze musicali e i nostri obiettivi sono andati poi a coadiuvarsi con quelli di Edoardo (voce e tastiere) nel 2015. Da qui la necessità di cambiare volto, e soprattutto, modo di fare musica. Hence deriva da un inglese arcaico (e ormai in disuso), in cui il vocabolo veniva utilizzato con accezione “da qui”. Ecco allora che questa nostra volontà di cambiamento radicale si rispecchiava perfettamente nel termine: Da qui cambia tutto, da qui si rinasce. Non nascondo poi che ai tempi studiavo letteratura inglese all’università, e la parola “hence” compariva innumerevoli volte nel Merchant of Venice di Shakespeare. È stato amore a prima vista.

Le nostre suggestioni passate erano legate al post rock più puro. Siamo voluti uscire da quest’ottica perché ci sentivamo “chiusi” da paletti imposti dal genere. La formazione attuale e la nascita di Hence è anche un inno alla mancanza di etichettature in questo senso, andando a scoprire la sua forma più vera in una miscela di influenze diverse e a volte contrastanti. Siamo prima di tutto un gruppo di amici, una famiglia, che suona e fa quello che ama. Che sia indie, pop, post o elettronica.

  1. Il nuovo lavoro mette in luce un’idea musicale molto chiara e ben delineata che sembra rappresentare una maturità artistica e di gruppo ormai conquistata. Raccontateci come è nato e cosa c’è dietro questo disco.

 Il nostro primo disco ufficiale è il frutto di una ricerca musicale durata più di un         anno, durante la quale la nostra piccola sala prove è diventata una seconda casa. Al termine questa lunga gestazione, ciò che abbiamo ottenuto rappresentava esattamente quello che cercavamo. La decisione di entrare in studio è stata immediata nonché necessaria: ci siamo affidati all’esperienza del producer Federico Truzzi, il quale ha dato un contributo fondamentale nel forgiare in modo definitivo i cinque brani presenti nell’EP.  Abbiamo impiegato tutto il tempo necessario affinché il risultato rispecchiasse le nostre aspettative e, infine, quando ci è arrivato il master ultimato del disco, ci ha pervaso un senso di realizzazione e soddisfazione mai provati prima: è il    primo tassello di un percorso che speriamo possa durare a lungo.

  1. Il video di From A Star To Another One è stato in premier mondiale sulla web tv americana BlankTV, un onore non da poco per una band italiana underground. Che cosa rappresenta questo brano per voi e che risposta avete avuto dal pubblico fino ad ora?

Per noi è sicuramente un onore vedere il nostro video sul canale di Blank Tv, una web Tv che seguiamo da anni e di cui siamo grandi fan. Questo video è il nostro esordio, un punto di partenza a cui seguiranno tante, tantissime cose. Essendo il nostro primo lavoro, è stato interessante e stimolante buttarci sul campo e avere il pieno controllo su tutto, dalle luci, alle proiezioni, al materiale di scena… Abbiamo cercato di ritrarre l’atmosfera onirica di questo nostro viaggio intergalattico, letteralmente da una stella all’altra. “From A Star To Another One” è la riflessione di un uomo che fa i conti con se stesso e con la propria coscienza, consapevole di aver commesso errori in passato e che dalla vita non avrà ancora molte occasioni di riscatto. In cerca di redenzione egli vaga nell’infinito, verso una fine ed uno scopo. Un pezzo per noi molto significativo a livello personale e nella dimensione live, essendo uno tra i brani più esplosivi, che ci fanno sudare di più. La risposta del pubblico ci ha sorpresi, è stata molto positiva ed il merito va condiviso con il nostro videomaker Luca Moretti, che salutiamo.

  1. Suonare in Italia sembra una missione impossibile ed ogni anno è un po’ più difficile per le band emergenti andare in giro e portare la propria musica fuori dalla propria regione. Come sono andate le date del tour appena concluso e come siete riusciti a trovare spazio e visibilità live fuori dal vostro territorio?

È proprio vero, ogni anno che passa è sempre più difficile riuscire a trovare spazio per esprimere il duro lavoro di noi band emergenti. Con la giusta determinazione e strategia, però, è ancora possibile dare voce alle nostre produzioni e ai nostri pezzi. La scelta di qualche sostegno professionale come agenzie di booking e una buona parola dall’etichetta di cui si porta il nome è sicuramente un “più” sul curriculum. Sfruttiamo a proposito questo spazio per ringraziare ancora una volta Blue Caravan Concerti di Reggio Emilia e Volcano Records di Torino, che in questo senso ci hanno sicuramente supportato al meglio. Siamo riusciti a coronare una bella annata di concerti, concludendo con un tour nel nord Italia in alcuni dei più noti live club, tra cui il Pop & Low di Torino il Rock’n’Roll di Milano, l’ATP Live Club di Carpi e il Tunnel di Reggio Emilia, suonando e conoscendo un sacco di band e persone fantastiche! La nostra esperienza si può quindi definire totalmente positiva. A volte può sembrare frustrante passare ore ed ore ad organizzare questo tipo di cose, ma la soddisfazione finale di quando metti piede sul palco con i tuoi compagni e amici, è indescrivibilmente bella e stimolante. A proposito, stiamo già programmando le prossime date italiane e chi lo sa, magari ci scappa anche un giretto in Europa!

  1. Per concludere, abbiamo la domanda di rito che facciamo a tutte le band nostre ospiti. Che consiglio vi sentite di dare ai ragazzi più giovani che stanno iniziando adesso il loro viaggio nella musica originale?

Sembra scontato, ma siamo fermamente convinti che la prima cosa per far del bene alla propria musica, è crederci. Siamo molto giovani anche noi, e il nostro progetto è praticamente agli inizi, ma un po’ di gavetta possiamo dire di averla già fatta (per fortuna). Non rifiutate mai gli ingaggi, non pensate di essere “troppo bravi” per uno squallidissimo bar dal benzinaio. Trovatevi il più possibile, ritagliatevi del tempo per provare fino a tarda notte, rompendo le scatole a genitori o vicini. Fate quello che più vi piace, e cercate di sperimentare sempre, di non rinchiudervi negli standard di genere dettati da altri. E infine, ci piace ripeterlo ancora a noi stessi come mantra sacro, siate realisti, sempre con i piedi ben saldi a terra. Per un musicista porsi obiettivi, e raggiungerli, è la soddisfazione più grande. Ma vale la pena vivere e sopravvivere anche a tutto quello che c’è nel mezzo.

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