Il coraggio di inseguire un sogno: intervista ai 17 Crash, dal fanclub negli USA al prossimo tour in Germania

I 17 Crash hanno iniziato il loro percorso ormai da quasi un decennio e attraverso cambi di line up ed evoluzioni stilistiche in direzione di una maturità crescente nel corso degli anni, hanno recentemente pubblicato il secondo disco della loro carriera, Hit The Prey, lavoro che indirizza le iniziali attitudini più stradaiole della band verso nuove suggestioni melodiche ed aor, mixato dall’inarrestabile Simone Mularoni (DGM, Jorn Lande, Michael Romeo) e con la very special guest di Alessio Lucatti (Vision Divine, Deathless Legacy) alle tastiere.

La band ha partecipato ad alcuni festival estivi in Italia per promuovere il nuovo lavoro ed è in procinto di partire per la Germania dove terrà alcuni concerti per testare il proprio sound rinnovato anche oltre confine, mentre il suo fanclub negli Stati Uniti nato quest’anno, continua a crescere e reclamare i 17 Crash in Nord America.

Ragazzi, prima di tutto, benvenuti sulle pagine di Next Rock Generation!

Partiamo dal nuovo disco. E’ stato un percorso molto lungo durato oltre un anno, raccontateci come è andata la produzione di Hit The Prey.

La produzione è iniziata ufficialmente nel Gennaio 2017. E devo dire che nel corso dell`anno abbiamo superato dei notevoli scogli. Il primo, forse anche il più importante, è stato “svecchiare” il sound della band. Un cambiamento a tratti sofferto ma comunque doveroso. Il sound del precedente album, Hard Glam molto ’80s rispecchiava l`anima di una line up che, iniziata la produzione di Hit the Prey, non esisteva più. Avevamo tutti voglia di iniziare un nuovo capitolo, un nuovo percorso. Superate le difficoltà iniziali nel cercare di fondere tutte le nostre anime e, creare un sound che ci rispecchiasse, quando pensavamo di essere quasi alla fine del lavoro, ci siamo trovati a dover cambiare produzione. Cose che succedono, si sa, ma lasciano comunque l`amaro della delusione e della preoccupazione in bocca. Ti trovi a guardarti intorno, con la data fissata per il mix alle porte e ti chiedi “ce la faremo”? Fortunatamente abbiamo avuto il prezioso sostegno di Alessio Lucatti che, con il suo impegno ci ha ridato speranza. In ultima analisi, Hit the Prey è stato per noi un vero disco di svolta. Non solo per il sound : è stato sudato, sofferto e voluto intensamente da tutti noi. Ci è costato notti insonni ed a volte lacrime amare, ma ce l`abbiamo fatta. Nonostante tutto e tutti. Ne andiamo estremamente fieri.  

Come è stato lavorare con Simone Mularoni, uno dei produttori più ricercati della scena rock internazionale (nonché chitarrista pazzesco, ndr)?

Che cosa si può dire su Simone che già non sia stato detto? È stato un onore; un’esperienza unica, “buona la prima”. Ci ha capiti sin da subito,  è bastato un ascolto ed ha individuato esattamente il sound che stavamo cercando. Non è facile trovare persone altrettanto competenti e con la sua stessa umiltà, in Italia di questi tempi.

Come è nato il vostro fanclub in USA? Che soddisfazione è avere una fanbase proprio lì dove il vostro genere si è sviluppato?

Dire che è un onore forse suona scontato, ma è esattamente così. Tutto è nato grazie ad una nostra grandissima fan, Kelly Kennedy-Goodwin. Inizialmente condivideva il nostro lavoro con i suoi contatti, poi, con il passare del tempo ha preso forma l’idea di raccogliere tutto ciò che ci riguarda in un vero e proprio Fan Club. Come dicevamo all’inizio siamo davvero felici, Kelly sta facendo davvero un grande lavoro: ha creato tutta una nuova linea di merch con il logo del fanclub: dalle mug tipicamente americane,  felpe da Hockey e T-shirt.

L’Italia si sa è un posto complicato per la musica dal vivo. Che bilancio fate delle prime date a supporto del nuovo disco?

Chi, come noi, fa musica dal vivo sa benissimo quale sia la realtà dei locali qui in Italia. Ognuno di noi, a suo modo ci fa i conti.  La gente si muove poco e se lo fa, lo fa per i grandi nomi. Non c’è più quell’interesse, quella curiosità che ti portava ad uscire di casa il sabato sera per goderti un live. I locali questo lo hanno capito bene e si vede dalle loro scelte, dagli eventi che hanno in calendario.

Certo, non è una vita facile, per una band di inediti: devi essere disposto a metterti in gioco, che tu sia al primo disco oppure al quinto. Per quanto ci riguarda , usciti dall’esperienza del tour di “Reading your dirty minds” (contava più di 80 date in tutta Italia), abbiamo compreso che disperdere le energie in mille live,solo per il gusto di farli non era quello che volevamo fare. Adesso puntiamo più alla qualità che alla quantità, per questo abbiamo attuato una diversa strategia di “marketing”. Seguendo quest’ottica di ragionamento, possiamo dire che i primi riscontri del tour sono stati positivi.

A dare una vera svolta alla stagione poi, ci ha pensato il Rock Metal Fest di Pulsano (TA). Non ringrazieremo mai abbastanza i ragazzi dell’organizzazione per la meravigliosa esperienza. Suonare davanti a tutta quella gente, oltre 1000 persone, ripaga di ogni sacrificio fatto.

Tra poco partirete per la Germania per alcuni concerti. Che date farete e cosa vi aspettate da questa esperienza?

Abbiamo in programma due date insieme ai Night Laser, che giocano in casa. Suoneremo il 7 ed 8 Dicembre prima ad Oldemburg e poi ad Amburgo.  Inutile dire che siamo elettrizzati all’idea di partire, non vediamo l’ora di metterci alla prova su di un palco straniero. Per noi sarà la prima di una lunga serie di esperienze all’estero, un territorio nuovo e tutto da esplorare, dove speriamo di poter far crescere la nostra musica. Qui avremo modo di metterci davvero alla prova, crediamo molto nelle nostre possibilità sul mercato estero e stiamo lavorando per svilupparlo nel migliore dei modi.

Anche se il vostro secondo disco è uscito da poco, sappiamo che siete già al lavoro su nuovo materiale. Cosa avete imparato da Hit The Prey e in che direzione andrà il prossimo album?

Questo album ci ha insegnato tanto, non solo sulla direzione da prendere a livello di sound.  Le insidie, le difficoltà che ci siamo trovati nostro malgrado a dover superare ci hanno aperto gli occhi su molte cose ed abbiamo capito, che adesso è il momento di battere il ferro finché è caldo.  In ultima analisi, adesso sappiamo con chi abbiamo il piacere di lavorare e chi invece dovremo necessariamente lasciar andare per la sua strada.

Riguardo alla direzione del  “dopo Hit The Prey”:  sarà un ulteriore passo in avanti nell’evoluzione del sound della band. Per il momento possiamo dire che manterremo la nostra linea melodica, ma aggiungendo una vena più “ sanguigna”, ma ci fermiamo qui, non vogliamo rovinarvi la sorpresa.

Come al solito, chiudiamo l’intervista con i consigli per la next rock generation. Cosa vi sentite di suggerire a chi sta iniziando a coltivare il proprio sogno di rock and roll?

 A chi sta iniziando, o ha iniziato da poco ad inseguire il proprio “sogno di Rock&Roll” vorremmo dire: svegliatevi.

Viviamo in un paese in cui inseguire quel sogno ha lasciato spesso con l’amaro in bocca. Perciò, quello che davvero vorremmo dire ai ragazzi è questo: impegnatevi, informatevi e siate pronti ad investire voi stessi in questo progetto, sia a livello di tempo che di finanze. 

Questo sogno è un sogno costoso, in tutti i sensi. Non è impossibile, né irrealizzabile ma come tutti i sogni richiede fatica, tanto impegno e, ultimo ma non meno importante, dei buoni compagni di viaggio. Sia all’interno della band, che come collaboratori. Proprio come fareste in una vera azienda.

Grazie mille e in bocca al lupo per tutto!

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